Da settembre lezioni di 40 minuti, classi di 12 alunni e a casa gli studenti con la tosse

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A settembre si torna a scuola a settembre, ma i dubbi della prima ora permangono.

Tre le ipotesi degli esperti. Distanziamento sociale con distanza interpersonale non inferiore a un metro e in palestra di due; rigorosa igiene delle mani, personale e degli ambienti; capacità di controllo e risposta dei servizi sanitari della sanità pubblica territoriale e ospedaliera. Non sarà necessario rilevare la temperatura all’ingresso a scuola, ma ovviamente si sta a casa se si hanno decimi di febbre, tosse, raffreddore. E le ore di lezione potrebbero accorciarsi sino a una durata di 40 minuti, secondo le indiscrezioni trapelate riguardo al documento del Comitato di esperti del ministero dell’Istruzione guidato da Patrizio Bianchi, ma serve un apposito decreto.

Scuole che dovranno fare i conti con il distanziamento sociale, con gli spazi che non sono adeguati a questa previsione, con un organico insufficiente per pensare a lezioni duplicate: in presenza e a distanza. Problemi che sono ben presenti agli esperti che sottolineano: «Il rientro in aula degli studenti e l’adozione del necessario distanziamento fisico rappresentano la principale criticità tra le misure proposte in quanto richiedono un’armonizzazione con il tempo scuola (monte ore delle discipline), con le dotazioni organiche di personale e con gli spazi della scuola. Le caratteristiche sopra evidenziate di un patrimonio edilizio scolastico non sempre adeguato per caratteristiche strutturali e concezione potrebbero non consentire di ospitare contemporaneamente tutta la popolazione scolastica, garantendo le indicazioni di distanziamento.

In premessa il comitato tecnico, a proposito del rischio contagio a scuola, puntualizza: «È opportuno ricordare che le evidenze scientifiche disponibili sia sull’andamento dell’infezione da SARS-CoV2 nei pazienti pediatrici, che sul rischio comunitario correlato alla diffusione dell’infezione veicolata dalla popolazione infantile, non sono sufficienti per consentire un’analisi del rischio nello specifico contesto. È stato dimostrato che soggetti giovani tendono a presentare con minore frequenza la malattia Covid-19 in forma sintomatica, ma possono contrarre l’infezione, in forma asintomatica, con cariche virali confrontabili con quelle di soggetti di età maggiore contribuendo pertanto alla diffusione del virus».

Per le mense scolastiche è precisato che «il consumo del pasto a scuola va assolutamente preservato, ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei tempi (turni) di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l’eventuale fornitura del pasto in lunch box per il consumo in classe». Per la ricreazione «andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. Saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche».

Ma d’inverno come si potrà utilizzare questa via di fuga? E poi sulla lezione in presenza «la didattica a distanza attuata nei mesi dell’emergenza ha certamente rappresentato una risposta pronta ed efficace delle scuole e ha determinato un’accelerazione di nuove competenze del personale scolastico e degli studenti; nella prospettiva della riapertura delle attività didattiche in presenza la modalità a distanza potrà rappresentare un momento integrativo e non sostitutivo, diversamente applicato e commisurato alle fasce di età degli studenti».

Ieri si è svolto in videoconferenza un incontro con il Ministero dell’Istruzione. L’incontro ha lasciato del tutto insoddisfatte le organizzazioni sindacali. «Insufficienti le risorse destinate al sistema d’istruzione per fronteggiare l’emergenza», hanno detto.